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Sintesi
1. INTRODUZIONE
La famiglia africana è fondata sull’Alleanza: alleanza tra gruppi umani, alleanza con gli antenati, alleanza con Dio. Al centro di questa famiglia, il bambino rappresenta un tesoro inestimabile, una benedizione divina. Esso perpetua il nome della stirpe e allo stesso tempo contribuisce a consolidare la vita presente. Avere una numerosa discendenza è un dono di Dio.
È in questo contesto che va collocata l’istituzione della poligamia. Essa designa un regime matrimoniale in cui un individuo è legato, contemporaneamente, a più coniugi. Per una donna che ha più uomini, si parla di poliandria. Per un uomo legato a più donne, si parla di poliginia. Questo è certamente il caso più frequente. Il termine «poligamia» si è imposto nel linguaggio corrente per designare una pratica di convivenza tra un uomo e più donne, perché la poliandria è quasi completamente scomparsa. Ma questa realtà non è specifica dell’Africa. È universale. Ecco perché interpella la pastorale di tutta la Chiesa. Tuttavia, la pratica della poligamia è più visibile nel continente africano ed è lì che i cristiani si sentono maggiormente interpellati.
2. LA POLIGAMIA IN AFRICA, DA IERI AD OGGI
Le cause della poligamia sono molteplici. Nelle società agrarie o nomadi, la ricerca di una numerosa discendenza rispondeva a imperativi di sopravvivenza ed espansione. Il matrimonio assumeva una forte dimensione comunitaria e religiosa: coinvolgeva le famiglie allargate e inscriveva l’unione in un ordine sacro. Il divorzio era eccezionale. Gli studi antropologici mostrano tuttavia che anche all’interno delle società poligame l’ideale simbolico rimaneva spesso monogamico: la prima moglie godeva di uno status speciale, mentre le altre occupavano una posizione secondaria. I successivi contatti con l’Islam e il Cristianesimo hanno modificato queste strutture, a volte consolidando, a volte trasformando le pratiche matrimoniali.
3. ALL’ASCOLTO DELL’ESPERIENZA BIBLICA
Per chiarire il discernimento pastorale, è necessario confrontare questa realtà culturale con l’economia biblica del matrimonio. Nell’Antico Testamento, la poligamia è attestata e giuridicamente tollerata. I patriarchi — Abramo o Giacobbe —, così come figure reali come Davide e Salomone, vivono in contesti poligini, spesso legati al desiderio di discendenza o all’affermazione del potere. La legge mosaica disciplina queste situazioni senza erigerle a ideale.
Tuttavia, un movimento teologico attraversa la Scrittura. I racconti della creazione presentano l’unione di un uomo e una donna come paradigma originario. I profeti, sviluppando la teologia dell’Alleanza, descrivono il rapporto tra Dio e il suo popolo con l’immagine di un amore esclusivo. Gli scritti sapienziali esaltano la fedeltà alla «donna della sua giovinezza», e il libro di Tobia offre la testimonianza di un ideale monogamico pienamente assunto. Si delinea così una pedagogia divina: ciò che è stato tollerato nella storia non è per questo proposto come norma definitiva.
Il Nuovo Testamento opera un discernimento decisivo. Riferendosi al disegno del Creatore, Gesù ricorda l’unità originaria del matrimonio: «i due diventeranno una sola carne». Nello spirito delle antitesi matteane, Gesù ricorda il matrimonio monogamico voluto dal Creatore: un solo uomo e una sola donna (cfr. Mt 19,4-5). L’apostolo Paolo inserisce questa esigenza nella vita ecclesiale, chiedendo ai responsabili di essere «mariti di una sola moglie». La rivelazione in Gesù Cristo manifesta così che l’unità e l'esclusività coniugali appartengono alla profonda verità del matrimonio voluto da Dio (cfr. 1 Cor 7,2; 1 Tm 3,2.12).
4. IL MATRIMONIO CRISTIANO: UN SOLO UOMO E UNA SOLA DONNA
La forma del matrimonio affonda le sue radici nella teologia cristiana del matrimonio, che a sua volta si ispira alla parola di Dio. Il testo della Genesi ricorda che: «Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). Questo passaggio dal singolare al plurale dimostra chiaramente l’uguale dignità dell’uomo e della donna davanti a Dio. Il secondo testo della creazione (cf. Gn 2,21-23), più antico, è più esplicito su questo punto. La donna è tratta dall’uomo. L’uomo stesso riconosce la donna come sua compagna della stessa natura: «Questa volta, ecco l’osso delle mie ossa e la carne della mia carne! Sarà chiamata donna – Ishsha – lei che è stata tratta dall’uomo – Ish» (Gn 2,23). Non è forse questo uno dei punti in cui si afferma il legame unico nella coppia: quello tra un uomo e una donna? È proprio su questi passaggi del libro della Genesi che Gesù si basa per affermare il valore unico del matrimonio monogamico.
Nella Bibbia, la coppia umana deve trasmettere la vita, quella stessa di Dio, continuando così la sua opera. Tuttavia, una delle cause della poligamia è la sterilità della donna. Se la questione della maternità è cruciale, il termine “madre” non indica solo colei che ha partorito. In senso biblico, il termine “madre” è quindi più ampio della maternità biologica e invita ad altri modi di dare e promuovere la vita. Questo è fondamentale per ogni donna.
D’ora in poi, lo sguardo del credente non è più ostinatamente focalizzato sulla fertilità biologica. Le opere che produce la virtù rendono ancora più immortali della prole. La sterilità viene progressivamente accolta e trasfigurata. Si proclama così una fecondità spirituale, testimone della gratuità della salvezza di Dio, della grandezza del suo amore. Allora, la poligamia non si impone come palliativo a una situazione di sterilità biologica.
5. LE ESPERIENZE PASTORALI
La pastorale che sarà messa in atto dai missionari si concentrerà essenzialmente sulla lotta contro la poligamia. Il matrimonio monogamico era quindi un requisito indispensabile per essere o diventare cristiani. Per i missionari, la poligamia è una forma di schiavitù delle donne e, di conseguenza, ha un carattere profondamente immorale. Per i Padri del SCEAM, non deve esserci alcuna ambiguità: non si può in alcun modo derogare alla dottrina ufficiale della Chiesa: «l’atteggiamento pastorale nei confronti dei poligami [...] deve evitare tutto ciò che potrebbe apparire come un riconoscimento della poligamia [...] da parte della Chiesa».[1] I Padri del SCEAM invitano a promuovere la dimensione monogamica del matrimonio aprendo all’insegnamento delle Scritture sull’unicità e l’indissolubilità del matrimonio.
Nel contesto africano contemporaneo, sono state adottate diverse pratiche pastorali per affrontare le situazioni di poligamia. Alcune richiedono al poligamo che desidera accedere ai sacramenti di scegliere una sola moglie, garantendo giustizia e sostegno alle altre donne e ai loro figli. Altre istituiscono un «catecumenato permanente», accogliendo la persona nella comunità senza accesso ai sacramenti. A volte, la prima moglie viene battezzata quando è considerata vittima di un’unione poligama subita. Infine, la «poligamia velata» — unioni multiple non ufficializzate — richiede un accompagnamento specifico, spesso incentrato sulla donna e sui figli.
6. VALUTAZIONE TEOLOGICA DELLE PRATICHE
Il battesimo, attraverso il quale un essere umano diventa persona nella Chiesa, ovvero soggetto di diritti e doveri (CIC/83, can. 96), è il sacramento della fede che ci trasforma a immagine di Cristo. In nome della fede nell’unità del matrimonio sacramentale, che è strettamente legato al sacramento del battesimo, e sapendo che quest’ultimo è un sacramento di carattere, sarebbe preferibile che non fosse anticipato per i catecumeni poligami che lo richiedono. Farlo creerebbe più problemi di quanti ne risolverebbe, soprattutto considerando i diritti che derivano dal battesimo, in particolare il diritto di ricevere gli altri sacramenti.
Di conseguenza, si raccomanda che i poligami che desiderano identificarsi con Cristo attraverso la grazia battesimale siano accuratamente preparati, si liberino da alcuni ostacoli culturali, accettino il messaggio evangelico, aderiscano all’ideale cristiano e si impegnino nel matrimonio monogamo prima di ricevere il battesimo. Pertanto, la Chiesa non battezizzerà un poligamo sulla base di una promessa o che continuerà ad esserlo anche dopo aver ricevuto questo sacramento. In definitiva, non c'è anticipazione del sacramento del battesimo per i poligami, ma necessità di accompagnamento nella prospettiva di una pastorale dell’inculturazione, che apre la strada a una pastorale della poligamia.
7. PER UNA RISPOSTA PASTORALE ALLA POLIGAMIA
È opportuno privilegiare una preparazione paziente ed esigente, orientata verso un impegno concreto a favore del matrimonio monogamico prima del ricevimento del battesimo. Non si tratta né di rifiutare né di stigmatizzare, ma di accompagnare verso una conversione autentica e una piena integrazione sacramentale.
Questa pastorale deve essere caratterizzata dalla vicinanza, dall’ascolto, dall’accoglienza delle persone e dal rispetto dei percorsi. Questa pastorale di vicinanza deve anche mirare a valorizzare la dignità della donna. Come Maria, la madre di Gesù, essa è la prima sulla via di una pastorale inculturata del matrimonio e della famiglia. L’annuncio della verità evangelica non può essere dissociato dalla misericordia. La Chiesa è chiamata a sostenere questa aspirazione, a rafforzare la preparazione al matrimonio e ad ampliare la comprensione della fecondità al di là della sola dimensione biologica.
Infine, la questione è anche etica, antropologica ed ecclesiologica. Se l’unione matrimoniale esprime «il dono di sé all’altro», ci si può chiedere come l’uomo o la donna possano vivere questo «dono di sé», donandosi a più mogli o più mariti contemporaneamente. Allo stesso modo, fin dall’inizio, il Creatore li creò uomo e donna. E disse: «Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne, non essendo quindi «più due, ma una sola carne», come può l’uomo o la donna in situazione di poligamia «diventare una sola carne» con più mogli o più mariti? La teologia cristiana del matrimonio afferma che la sua unità e indissolubilità derivano dal disegno creatore di Dio. La promozione della monogamia contribuisce così al riconoscimento effettivo della dignità e dell’uguaglianza dell’uomo e della donna. La questione della poligamia non riguarda solo una struttura familiare, ma rimanda alla verità dell’Alleanza e alla vocazione dell’amore coniugale come segno visibile dell’unità fedele di Cristo e della sua Chiesa.
8. CONCLUSIONE
L’azione pastorale della Chiesa in Africa nell’accompagnamento delle coppie poligame che chiedono di essere accolte nella Chiesa appare come un tentativo di fedeltà alla concezione della Chiesa sul matrimonio e su quella di una famiglia cristiana. La necessità di accogliere e accompagnare le persone e le famiglie diventa sempre più evidente, affinché possano rispondere più chiaramente alla chiamata che la verità rivelata dal Vangelo rivolge loro sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nella società.
Questa pastorale di vicinanza e attenzione consentirà di instaurare un dialogo rispettoso e fraterno tra queste coppie poligame e il pastore (sacerdote, vescovo), rappresentante del Cristo misericordioso che va alla ricerca della «pecora smarrita» e accetta di sedersi alla stessa tavola dei pubblicani e dei peccatori. Permetterà così di aprire le porte della Chiesa ai figli di Dio che giacciono nelle periferie spirituali o «esistenziali». Ciò mira a far scoprire a queste persone l’amore infinito di Dio manifestato in Cristo Gesù, che «non è venuto per giudicare gli uomini, ma perché, attraverso di Lui, gli uomini fossero salvati».
[1] SCEAM, Recommandations sur le mariage et la vie en famille des chrétiens en Afrique (Raccomandazioni sul matrimonio e la vita familiare dei cristiani in Africa), «Documentation catholique» (1981), 1021.