come forme di collaborazione efficace per assistere il Santo Padre
Intervento del Segretario Generale della Segreteria Generale del Sinodo pronunciato l'08.01.2026 in occasione del Concistoro Straordinario.
Per illustrare come il Sinodo e la sinodalità siano forme di collaborazione efficace al ministero petrino per il suo discernimento, provo a formulare alcuni punti di riflessione a partire dall'esperienza della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo sul tema «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione».
La parola «missione» compare per ultima non perché sia meno importante, ma perché spinge naturalmente verso l’esterno, ad extra, invitandoci a riconoscere come una Chiesa veramente sinodale sia anche una Chiesa missionaria. La missione non è qualcosa di opzionale o secondario; è la naturale espressione della vita ecclesiale quando essa è vissuta nell’ascolto reciproco, nel discernimento comunitario e nella corresponsabilità.
In questa prospettiva, la sinodalità è intrinsecamente missionaria, e allo stesso modo la missione è sempre sinodale, poiché l’annuncio del Vangelo non è mai uno sforzo individuale, ma un atto ecclesiale, sostenuto dalla comunione e orientato alla costruzione del Regno. «La sinodalità è il camminare insieme dei cristiani con Cristo e verso il Regno di Dio, in unione con tutta l’umanità» (FD 28).
Il cammino compiuto verso la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi ha mostrato, attraverso le varie tappe del processo sinodale, i vari livelli di esercizio della sinodalità.
Il primo livello ha coinvolto tutta la Chiesa, con la consultazione del Popolo di Dio nelle Chiese locali/particolari, coinvolgendo anche ciascun Vescovo diocesano, «principio e fondamento di unità nella sua Chiesa» (LG 23).
Il secondo livello è avvenuto nei raggruppamenti di Chiese: i contributi delle Chiese locali sono stati inoltrati alle Conferenze Episcopali, che hanno prodotto le sintesi confluite nel Documento per la Fase Continentale, sul quale hanno lavorato le sette Assemblee continentali.
Il terzo livello si è realizzato con la celebrazione dell’Assemblea del Sinodo dei vescovi in due sessioni, a ottobre 2023 e ottobre 2024. L'Instrumentum laboris per la prima sessione ha raccolto i risultati del processo di ascolto, sui quali l'Assemblea ha maturato un ampio consenso, espresso nella Relazione di sintesi. Dopo un ulteriore consultazione è stato redatto l'Instrumentum laboris per la seconda sessione, conclusa con la votazione del Documento finale, che Papa Francesco ha riconosciuto come frutto del processo di discernimento ecclesiale, restituendolo alla Chiesa perché avviasse il processo di recezione.
Da questa esperienza ecco quindi alcuni contributi per il nostro incontro:
Il primo contributo va nella direzione di un ulteriore approfondimento della comprensione del primato: spetta sempre al Vescovo di Roma convocare, accompagnare, concludere e – se necessario –sospendere il processo sinodale. In nessun modo il Sinodo dei Vescovi e l'esercizio della sinodalità limitano l'esercizio del primato; piuttosto, come nel caso della collegialità, confermano «la dottrina circa l'istituzione, la perpetuità, il valore e il carattere del sacro primato» (LG 18). La dinamica del processo sinodale conferma che il Vescovo di Roma è principio di unità della Chiesa tutta, in quanto è principio di unità del Popolo santo di Dio (communio Fidelium), del «corpo mistico, che è anche il corpo delle Chiese» (LG 23) (communio Ecclesiarum) e del Collegio episcopale (communio Episcoporum). È questo un contributo che il Documento finale consegna alla Chiesa (cfr DF, n. 18).
Il secondo contributo emerge dalla celebrazione del Sinodo: il processo sinodale si sviluppa per un esercizio congiunto della funzione profetica del Popolo di Dio e della funzione di discernimento dei Pastori, fondati rispettivamente nel sacerdozio comune e nel sacerdozio ministeriale, «ordinati l'uno all'altro, perché l'uno e l'altro partecipano del sacerdozio di Cristo» (LG 10). In forza di questa circolarità tra sensus fidei del Popolo di Dio e magistero dei Pastori, il processo sinodale può offrire al Vescovo di Roma un consenso intorno alla questione trattata, che da sempre ha costituito nella Chiesa argomento di grande valore per conoscere «ciò che lo Spirito dice alla Chiesa».
Il terzo contributo è suggerito dai livelli di esercizio della sinodalità sopra esposti. Se il processo sinodale prevede la consultazione del Popolo di Dio nelle Chiese particolari, il discernimento dei Pastori nelle Conferenze episcopali e nelle Assemblee continentali, la celebrazione del sinodo dei Vescovi a Roma, è possibile ipotizzare anche un esercizio della sinodalità a più livelli, che preveda un coinvolgimento differenziato dei soggetti a seconda delle questioni da trattare:
- processo sinodale che coinvolge tutta la Chiesa e tutti nella Chiesa, come previsto da Episcopalis Communio;
- consultazione dei Vescovi quali «principio di unità nelle loro Chiese» (LG 23), come fatto nel caso dei dogmi mariani e per i temi da trattare al Concilio;
- consultazione delle Conferenze episcopali, in un esercizio della collegialità che le riconosca quale soggetto di discernimento pastorale, come prevede PE I/5-7. Sarebbe auspicabile un incontro periodico del Santo Padre con i presidenti delle Conferenze episcopali e una maggiore promozione di riunioni internazionali di Conferenze episcopali (CCEE, SECAM, FABC, FCBCO, SECAM)
- gruppi di studio con Vescovi ed esperti di tutto il mondo, membri della Curia romana e non, per affrontare questioni particolari affidate loro dal Santo Padre, veri e propri cantieri di sinodalità;
- consultazione degli organismi della Chiesa universale, in particolare il Collegio dei Cardinali, i quali agiscono collegialmente «quando sono convocati insieme per trattare le questioni di maggiore importanza» (CIC, can. 349).
Non è necessario che queste forme di esercizio della sinodalità siano sempre espresse istituzionalmente con la convocazione di un'Assemblea sinodale. È possibile anche una modalità informale di esercizio della sinodalità, attraverso la quale il Papa realizza una consultazione previa alla sua decisione (direttamente o attraverso gli organismi deputati: la Segreteria del Sinodo per «questioni di maggiore importanza, per il bene di tutta la Chiesa» (PE 33) o i Dicasteri della Curia Romana per questioni di loro specifica competenza).
In questo quadro, il Sinodo costituisce un'istituzione significativa della Chiesa Cattolica. Per Praedicate Evangelium questo organismo «presta un’efficace collaborazione al Romano Pontefice, secondo i modi dallo stesso stabiliti o da stabilirsi, nelle questioni di maggiore importanza, per il bene di tutta la Chiesa» (PE 33).
L'esercizio ordinato della sinodalità già mostra i suoi frutti:
- partecipazione di tutti i soggetti – Popolo di Dio, Collegio dei Vescovi, Vescovo di Roma – alla vita e alla missione della Chiesa, con evidente ricaduta sullo slancio missionario;
- rafforzamento delle relazioni tra il Popolo di Dio e i loro Pastori, tra il Collegio dei Vescovi e il Vescovo di Roma;
- traduzione in atto del rapporto di mutua interiorità tra la Chiesa universale e le Chiese particolari, che fonda e regola tutto il processo sinodale;
- riaffermazione della centralità del Vescovo di Roma, quale principio di unità di tutti i battezzati, di tutte le Chiese, di tutti i Vescovi, al quale spetta di chiamare la Chiesa all'azione sinodale.
Siamo così chiamati a chiederci: come rendere la sinodalità stile della Chiesa e il Sinodo dei Vescovi l'organismo sempre più adatto a promuovere «questa vita di comunione [che] dona alla Chiesa il volto della sinodalità; una Chiesa, cioè, dell'ascolto reciproco “in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l'uno in ascolto degli altri, e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo Spirito della verità (cfr Gv 14,17), per conoscere ciò che Egli dice alle Chiese (cfr Ap 2,7)”» (PE 4).
Mario Card. Grech
Segretario Generale