Criteri condivisi per il discernimento sui nuovi istituti, un delegato per la vita consacrata in ogni diocesi, accordi che coprano formazione, parità di genere, remunerazioni e gestione patrimoniale. E una Visita ad limina preparata con tutta la Chiesa locale, vissuta come «scambio di doni» in un dialogo «non unidirezionale», e sottoposta a valutazione indipendente.
La Segreteria Generale del Sinodo pubblica oggi il Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 6 relativo a La revisione, in prospettiva sinodale e missionaria, dei documenti sulle relazioni fra vescovi, vita consacrata, aggregazioni ecclesiali e la seconda parte – quella relativa alle Visite ad limina – del Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 7 su Alcuni aspetti della figura e del ministero del vescovo (in particolare: criteri di selezione dei candidati all'episcopato, funzione giudiziale del vescovo, natura e svolgimento delle visite ad limina apostolorum) in prospettiva sinodale missionaria. La prima parte era stata pubblicata il 5 maggio scorso.
Papa Leone XIV ha disposto che i Rapporti finali siano resi pubblici per condividere con l'intero Popolo di Dio il frutto della riflessione e del discernimento realizzati, concretizzando una delle caratteristiche essenziali della Chiesa sinodale: la trasparenza e la rendicontazione (cfr. Documento finale, n. 97). I due testi raccolgono proposte offerte al Santo Padre a conclusione del lavoro dei rispettivi Gruppi: non si tratta dunque di decisioni già assunte, ma di indicazioni che i Dicasteri competenti e la Segreteria Generale del Sinodo avranno compito di tradurre in proposte operative da sottoporre al Santo Padre (Cfr. Nota della Segreteria Generale del Sinodo, 3 marzo 2026).
«Questi due Rapporti sembrano parlare di cose diverse, ma dicono la stessa cosa: non c'è missione senza relazioni convertite. Fra un vescovo e le comunità religiose, fra un vescovo e la porzione di popolo di Dio a lui affidata, fra una Chiesa locale, le Chiese di uno stesso territorio e il vescovo di Roma, vale la stessa regola: ci si ascolta, ci si rende conto, si scambiano doni. Entrambi i testi pongono al centro quella che il Sinodo ha chiamato corresponsabilità differenziata», afferma il Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo.
Il Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 6
Il Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 6 è stato redatto come «un contributo pratico da offrire al Santo Padre» circa l'urgenza di promuovere una «conversione relazionale» fra vescovi, vita consacrata e aggregazioni ecclesiali — associazioni di fedeli, movimenti ecclesiali, nuove comunità. Si tratta di superare approcci funzionali o meramente gerarchici per giungere a rapporti fondati su fiducia, ascolto reciproco e generoso scambio di doni. Questo comporta un impegno concreto di trasformazione interiore, dei cuori e degli atteggiamenti, e strutturale, dei linguaggi, dei metodi e degli spazi di incontro.
Il Gruppo, riunitosi fra l'aprile 2024 e il febbraio 2026 e articolato in tre sottogruppi tematici, ha lavorato a partire da un ascolto diretto: questionari e interviste rivolti a vescovi, persone consacrate e moderatori di aggregazioni, i cui esiti sono stati progressivamente confrontati e rielaborati fino alla sintesi finale, orientata alla prassi.
Le proposte si articolano attorno a tre ambiti: i rapporti tra vescovi e vita consacrata; la collaborazione tra conferenze episcopali e conferenze dei superiori maggiori; le relazioni fra aggregazioni ecclesiali e Chiese locali.
Per il primo ambito, il Gruppo propone di elaborare criteri teologico-giuridici di discernimento per l'approvazione di nuovi istituti, società di vita apostolica e forme emergenti; la nomina, in ogni diocesi, di un delegato o vicario per la vita consacrata, con incontri annuali fra vescovi, persone consacrate e conferenze dei superiori maggiori; un accompagnamento sinodale nelle transizioni più delicate che molti istituti stanno attraversando — il calo delle vocazioni, la soppressione di comunità, la destinazione dei beni — attraverso visite personalizzate, spazi di dialogo e sostegno spirituale. Il Rapporto chiede inoltre contratti d'intesa obbligatori fra diocesi e istituti, che disciplinino missione, formazione, parità di genere, remunerazioni e gestione patrimoniale, accompagnati da comitati di conciliazione, scadenze e indicatori di responsabilità.
Per l'ambito della collaborazione fra conferenze episcopali e conferenze dei superiori maggiori, il Rapporto suggerisce anzitutto che le Visite ad limina siano preparate congiuntamente dagli uni e dagli altri, così che il confronto con la Sede Apostolica rifletta l'intera realtà ecclesiale di un territorio. Propone poi spazi di fraternità, come ritiri e giubilei, e incontri annuali dei segretariati generali per favorire la conoscenza reciproca; una formazione congiunta, con moduli su sinodalità, ecclesiologia e leadership da realizzare insieme nei seminari, nei noviziati e nei centri di formazione; iniziative annuali multidisciplinari al servizio delle periferie. Sul piano delle strutture, il Rapporto indica protocolli chiari sulla collaborazione pastorale e sulle risorse disponibili, la presenza di delegati religiosi nelle conferenze episcopali e la rappresentanza piena di persone consacrate e laici negli organismi decisionali.
Per l'ambito delle relazioni fra aggregazioni ecclesiali e Chiese locali, il Rapporto invita a una migliore definizione terminologica (aggregazioni di fedeli, movimenti, nuove comunità), sostenuta da un ascolto qualitativo di moderatori e vescovi capace di cogliere sfide e prassi concrete. Chiede che le aggregazioni siano inserite sistematicamente nei piani pastorali diocesani e negli organismi di partecipazione — consulte, consigli pastorali, assemblee sinodali — e propone lo sviluppo di reti fra aggregazioni per progetti comuni, la condivisione di risorse e la promozione della complementarità carismatica. Sul versante formativo, indica percorsi rivolti ai membri delle aggregazioni su leadership, processi decisionali e rapporto fra libertà e comunione; una formazione dei seminaristi sulla vocazione laicale; e percorsi per i vescovi sulle potenzialità e le specificità di queste realtà. Il Gruppo insiste soprattutto sulla necessità di un cambio di mentalità reciproco, che passa dalla conoscenza personale e da visite periodiche.
La seconda parte del Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 7
La seconda parte del Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 7 intende offrire una comprensione rinnovata e una revisione procedurale delle Visite ad limina, in linea con la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium di Papa Francesco. La Visita, sottolinea il Rapporto, non deve occuparsi esclusivamente di questioni attinenti all'amministrazione interna della Chiesa locale, ma sostenere anche la missione che la comunità cristiana è chiamata a svolgere nel mondo, diventando uno strumento al servizio della conversione missionaria della pastorale ordinaria.
Il criterio di valutazione proposto è la conversione realizzata nelle strutture diocesane, nei processi decisionali e nei legami fra i soggetti ecclesiali, in vista della fecondità della missione. Le proposte collocano la Visita ad limina nel quadro del dialogo ordinario tra le Chiese locali e la Sede Apostolica e riguardano tanto la preparazione quanto lo svolgimento e il seguito.
Nella preparazione, il Rapporto invita il vescovo diocesano a convocare il suo popolo affinché quest'ultimo si impegni in modo corresponsabile, attraverso un discernimento ecclesiale, nella redazione della Relazione previa, il documento sullo stato della diocesi inviato alla Santa Sede prima della Visita. Le risultanze dei processi diocesani saranno poi presentate all'assemblea dei vescovi della Provincia Ecclesiastica o della Conferenza Episcopale: i vescovi valuteranno collegialmente lo stato delle loro diocesi, allo scopo di rafforzare la collaborazione pastorale e la progettazione condivisa, e di offrire al Papa e ai suoi collaboratori un prospetto delle potenzialità e delle necessità del loro territorio che sia il più possibile frutto di un discernimento comune.
Quanto al soggiorno a Roma, prioritaria è la cura della dimensione spirituale. Il Rapporto raccomanda che i vescovi siano suddivisi in gruppi di dimensioni limitate e che la Visita si svolga in tempi adeguatamente distesi. Il dialogo, inteso come «scambio di doni» da condurre in stile collegiale, dovrà essere franco, cordiale e non unidirezionale, capace di far emergere tanto le ricchezze quanto i bisogni delle Chiese locali e di favorire la circolazione di buone pratiche. È auspicabile — sottolinea il Rapporto — che una rappresentanza diocesana affianchi il vescovo nella Visita ad limina, secondo le modalità che sembreranno più opportune, privilegiando coloro che hanno collaborato alla sua preparazione in loco.
Particolare attenzione è dedicata al seguito. Le istituzioni curiali avranno cura di trasmettere un resoconto della Visita alle Conferenze Episcopali e alle Strutture Gerarchiche Orientali; ciascun vescovo diocesano, insieme ai fedeli che lo avranno eventualmente accompagnato a Roma, renderà conto alla Chiesa locale dei risultati. Spetterà poi agli organismi di partecipazione e ai competenti Uffici diocesani discernere i passi da compiere. Laddove la Visita avesse messo in evidenza questioni sulle quali è necessario proseguire il dialogo, si potranno organizzare incontri online o visite in loco da parte di rappresentanti della Curia. Periodicamente, infine, sarà costituita una commissione ecclesiastica indipendente per la valutazione dell'intero processo.
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I dieci Gruppi di Studio sono stati istituiti da Papa Francesco nel marzo 2024 con il Chirografo sulla collaborazione fra i Dicasteri della Curia Romana e la Segreteria Generale del Sinodo.
Il Gruppo di Studio n. 7 prosegue i propri lavori sul terzo tema affidatogli - la funzione giudiziale del vescovo - la cui trattazione sarà pubblicata a conclusione del percorso.
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