Discorso di Sua Eminenza il Cardinale Mario Grech al Concistoro Straordinario (26-27 Giugno 2026)
Santo Padre,
Fratelli Cardinali,
1. L’esperienza dello Spirito di tutta la Chiesa in stato di Sinodo
Volentieri e con gratitudine prendo parola per condividere una riflessione su quanto è iniziato ad accadere in tutta la Chiesa in questi anni del cammino sinodale. Il fatto che, nel corso di questo concistoro, il tema della sinodalità sia stato affrontato in modo così approfondito costituisce una chiara conferma non solo del fatto che un numero crescente di persone sta sviluppando una comprensione più profonda della sinodalità cattolica, ma anche che sta iniziando a metterne in pratica e a diffonderne la dimensione profetica. Questo coinvolgimento diffuso dimostra che la sinodalità sta andando oltre il concetto teorico. Questo processo ha permesso a tutti noi di vivere in modo intenso l’ascolto dei vescovi e delle loro inseparabili comunità ecclesiali, su come si sia diffusa ed è ancora largamente praticata l’esperienza della conversazione nello Spirito, su come sia cresciuta largamente la domanda di partecipazione in tutte le fasi della vita della Chiesa, così da provare oggi ad indicare quali passi ci attendono ora, in quella che nel recente documento abbiamo definito la sua fase attuativa.
Non si tratta però di un intervento dalle attese di convincimento sulla necessità e sulla fecondità del Sinodo, quanto di un mite ed umile intervento di fede, di discernimento, che assume il timor di Dio come dono dello Spirito con cui guardare al Sinodo.
Quando, alcuni anni fa, è stato avviato il Sinodo sulla sinodalità, pochi avrebbero immaginato l’ampiezza del coinvolgimento che esso avrebbe suscitato. Milioni di persone, nelle più diverse regioni del mondo, hanno preso parte al cammino: vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrate e consacrati, laici e laiche, giovani, famiglie, persone che vivono situazioni di sofferenza o di marginalità. Molti hanno partecipato per la prima volta a momenti di ascolto e di discernimento ecclesiale. Molte comunità hanno scoperto modalità nuove di incontro, di dialogo e di corresponsabilità. Per non parlare dell’interesse ecumenico che questo Sinodo ha suscitato.
Naturalmente il processo non è stato uniforme. Le situazioni ecclesiali sono molto diverse tra loro. In alcuni luoghi il cammino è stato accolto con entusiasmo; in altri ha incontrato resistenze, fatiche e interrogativi. Eppure, al di là delle differenze, emerge un dato che merita di essere riconosciuto: il Sinodo ha suscitato nella Chiesa un desiderio diffuso di partecipazione, di ascolto reciproco e di discernimento comunitario. A conferma di tutto ciò vi è il gran numero di iniziative sinodali che le conferenze episcopali e le diocesi stanno intraprendendo per favorire questo processo di attuazione. Ha fatto cioè emergere la domanda di una Chiesa capace di camminare insieme, valorizzando i doni e le responsabilità di tutti.
Molti fedeli hanno sperimentato che la Madre Chiesa alla quale appartengono, è anche una comunità della quale sono chiamati a sentirsi corresponsabili secondo la propria vocazione. Molti pastori hanno riscoperto quanto l’ascolto del Popolo di Dio non indebolisca il loro ministero e la loro autorità, anzi lo sostenga e lo arricchisca.
Il Sinodo è stato un’autentica esperienza spirituale, meglio definirla “nello Spirito”. La categoria di esperienza nello Spirito chiede di essere ormai pensata come chiave interpretativa dei processi ecclesiali in atto. Lo Spirito di Dio, lo Spirito che è Dio come il Padre e come il Figlio, opera tra di noi e tra i nostri dialoghi e i nostri dibattiti, le nostre consultazioni e i nostri discernimenti, e vi pone la presenza viva e vera del Risorto e del Suo essere la Parola eterna del Padre.
Uno dei dati più significativi che ha accompagnato l’esperienza sinodale di questi anni è stata la scelta del metodo della conversazione nello Spirito. La fatica di tutti, proprio di tutti, a maturare una nuova consapevolezza che cogliesse la differenza sostanziale tra la conversazione spirituale (tematica) e una conversazione nello Spirito (cioè dentro il dirsi e il darsi del Risorto tra di noi come opera dello Spirito) è stata narrazione del grido di fede che abita Ecclesiam in Synodo perficienda: vogliamo fare esperienza del Risorto, vogliamo sentire e vivere la concretezza della nostra condizione di discepoli. Al di là del metodo concreto, ciò che ha colpito tanti partecipanti è stata la scoperta che il discernimento ecclesiale non consiste anzitutto nel confronto tra opinioni o nello scambio di idee, ma nella ricerca comune di ciò che lo Spirito dice oggi alle Chiese.
2. La fase attuativa del Sinodo: comunicazione e comunione
Se ci pensiamo bene, fratelli Cardinali, qui convocati da Pietro e insieme a Lui, è tempo favorevole il nostro perché tutta la Chiesa, nel rispetto dei ministeri, sperimenti una partecipazione sinodale come forza operativa della comunione, che tende al mistero dell’Unità della Chiesa, della sua universalità. Siamo il Suo corpo, siamo un solo corpo.
La fase attuativa è un atto di comunicazione e comunione ecclesiale che permette di partecipare allo scambio dei doni tra le Chiese, offrendo la propria esperienza e aprendosi a quella degli altri. Il cammino sinodale ha generato dentro tutta la Chiesa il desiderio spirituale di fraternità e di condivisione tra le varie Chiese Locali, ha dilatato il senso di appartenenza all’unico popolo di Dio. Si tratta, in altre parole, di accompagnare un processo di recezione ecclesiale. Come è accaduto nella storia della Chiesa per ogni passaggio significativo, anche il Sinodo richiede ora un tempo di assimilazione, di discernimento e di maturazione. Le intuizioni più feconde non producono immediatamente tutti i loro effetti. Hanno bisogno di essere accolte nelle culture, nelle istituzioni, nelle pratiche pastorali, nelle relazioni ecclesiali. Hanno bisogno di essere verificate nella vita concreta delle comunità.
Uno degli aspetti più belli del processo sinodale è proprio la varietà dei soggetti che esso ha coinvolto e continua a coinvolgere. È un cammino che mette in movimento l’intero Popolo di Dio, ciascuno secondo la propria vocazione, il proprio carisma e la propria responsabilità.
Questa partecipazione sinodale alla unità e universalità della Chiesa ha bisogno allora di essere ben pensata e progettata nella sua gradualità e nella sua attuazione. Il processo sinodale ha bisogno ora di un progetto attuativo, esperienza viva e partecipativa del legame tra lo Spirito e la Chiesa.
Per accompagnare questa fase, la Segreteria Generale del Sinodo ha proposto un percorso che condurrà all’Assemblea ecclesiale prevista nell’ottobre del 2028. Le tappe indicate nel documento Verso le Assemblee 2027-2028 non costituiscono una nuova consultazione mondiale. Non siamo chiamati a ripetere il lavoro già compiuto.
Talvolta la parola “attuazione” potrebbe essere fraintesa. Si potrebbe pensare a una semplice applicazione di decisioni già prese oppure a un insieme di adempimenti da realizzare. Non è questo il senso che intendiamo attribuirle. Siamo invece invitati a raccogliere i frutti dell’esperienza vissuta; siamo chiamati ad aiutare le Chiese a rileggere quanto hanno vissuto, a riconoscere i frutti maturati, a individuare le conversioni ancora necessarie e a tradurre progressivamente nella vita ordinaria delle comunità le intuizioni che sono emerse.
Susseguentemente le Chiese sono invitate a condividere queste esperienze nel grande scambio di doni che caratterizza la vita della Chiesa. Questo elemento merita particolare attenzione. Nel corso del Sinodo molte Chiese hanno scoperto con maggiore intensità il valore dell’ascolto reciproco all’interno delle proprie comunità. La fase attuativa invita ora a compiere un passo ulteriore: imparare ad ascoltare le altre Chiese. Le Assemblee nazionali, regionali o continentali non saranno anzitutto incontri delle Conferenze Episcopali, degli organismi di coordinamento o delle strutture ecclesiali. Esse vogliono essere, per quanto possibile, luoghi di incontro tra le Chiese stesse, rappresentate nella varietà delle loro vocazioni, ministeri e carismi.
Il cammino proposto intende infatti favorire un autentico dialogo tra le Chiese. Attraverso le lettere che saranno elaborate nelle diverse Assemblee, ciascuna Chiesa sarà chiamata a condividere la propria esperienza, i frutti maturati, le intuizioni ricevute e le questioni ancora aperte. In questo modo si renderà possibile uno scambio di doni che non si limita alla trasmissione di informazioni, ma diventa esperienza concreta di comunione ecclesiale.
In questo processo il ministero del Vescovo riveste un ruolo insostituibile. È il Vescovo il primo responsabile del cammino sinodale nella Chiesa che gli è affidata. A lui spetta promuovere il discernimento, custodire la comunione, favorire la partecipazione e guidare il processo di recezione. Accanto a lui operano molte altre persone e realtà ecclesiali: équipe sinodali, organismi di partecipazione, ministri ordinati, consacrati e consacrate, associazioni, movimenti, istituzioni formative, famiglie, giovani, comunità locali.
3. La fase attuativa del Sinodo: il valore ecclesiologico delle diverse tappe
Il percorso allora è pensato in tappe, criteri e strumenti per la preparazione. Non ne farò qui la descrizione sintetica, c’è il Documento per questo, ma provo ora a trasmettere lo spirito che abita dentro la scelta dei quattro verbi che ne segnano le tappe: fare memoria, interpretare, orientare, celebrare.
Fare memoria: ovvero la scelta di accompagnare tutte le Chiese Locali a fare esperienza di un dinamismo di scambio tra le Chiese, che alimenti la comunione e sostenga la missione. Aiutare le Chiese a trasformare l’esperienza compiuta in sapienza condivisa. Non si tratta però di ripetere di nuovo il primo momento sinodale dell’ascolto, ma di dare ospitalità a quanto ascoltato, in modo speciale da coloro che si sentono e sperimentano una marginalizzazione ecclesiale, per giungere ad una sapienza condivisa, ad una narrazione che scelga le sue parole ospitali alla luce di quelle stesse parole con cui il Vangelo non esclude nessuno.
Interpretare: è il momento in cui le esperienze locali vengono assunte dentro uno sguardo più ampio, quello dei raggruppamenti di Chiese, capace di cogliere dinamiche comuni, convergenze e tensioni, prospettive che riguardano l’insieme di una Chiesa in un determinato territorio. In questa fase diventa particolarmente prezioso il contributo dei teologi, delle facoltà ecclesiastiche, degli istituti di formazione.
È il momento teologico chiamato a coniugare l’ascolto della fede con l’ascolto degli uomini, della storia e delle storie, fino a raggiungere le pieghe di essa e le piaghe di essi. Una teologia fedele all’incarnazione. Noi abbiamo il pensiero di Cristo, afferma con umiltà san Paolo. Si tratta pertanto di entrare dentro quelle narrazioni ospitali e condivise per raggiungere in esse le domande e le attese che le abitano, le speranze che le generano, le ferite che le indeboliscono. Nel profondo si vede il legame di salvezza tra la vita della Chiesa e la storia di tutti gli uomini e le donne.
Orientare: all’interno del percorso di attuazione del Sinodo, la tappa continentale si configura come un passaggio di orientamento, capace di aprire prospettive nuove. Ecclesia in Synodo perficienda sperimenta il suo grembo di profezia. Le misure del discernimento sono ormai dilatate. Il discernimento dei segni dei tempi, il dialogo ecumenico e interreligioso, l’impegno per la giustizia e la pace, diventano le misure della diaconia di tutta la Chiesa. La via sinodale della trasmissione della fede. Siamo interpellati ad individuare alcune priorità, sostenere i processi più promettenti, affrontare le questioni ancora aperte e offrire indicazioni capaci di guidare il cammino futuro.
Celebrare: il cammino compiuto viene infine ricondotto a unità, aperto a ulteriori sviluppi e consegnato al discernimento della Chiesa tutta, sotto la guida del Santo Padre. La celebrazione non rappresenta una conclusione formale del processo, ma il momento nel quale la Chiesa rende grazie per il cammino compiuto, rinnova la propria disponibilità alla missione e affida al Signore i passi che ancora restano da compiere.
Si intrecciano dunque azione eucaristica e sinodalità: la sinodalità ha la sua fonte e il suo culmine nella celebrazione liturgica e in forma singolare nella partecipazione piena, consapevole e attiva alla Sinassi eucaristica. Noi ogni volta, per l’azione dello Spirito, diventiamo ciò che celebriamo. Il mistero dell’epiclesi realizza la reciprocità tra Sinassi e Sinodo. La Sinassi è Sinodo.
L’Assemblea ecclesiale prevista per il 2028 dovrà essere ulteriormente precisata alla luce del cammino che sarà compiuto dalle Chiese nei prossimi anni. Fin d’ora, tuttavia, è importante chiarire che essa non si configura come una nuova Assemblea sinodale.
4. Tra il nostro Concistoro e il Sinodo quale legame opera dello Spirito?
Lo Spirito Santo è il vero legame tra l’esperienza del Concistoro e l’esperienza sinodale finora vissuta da tutti noi e da tutto quanto il popolo di Dio. Il nostro convenire in Concistoro non è fuori da una maturata spiritualità ecclesiale diffusamente sinodale. Facciamo parte dell’unico corpo del Signore che è la Chiesa, ed in essa condividiamo, azione sinodale di comunione, la vicinanza a Pietro e al suo prezioso ministero universale.
Oggi noi sperimentiamo la presenza dello Spirito tra di noi come tessitura tra la Collegialità e la Sinodalità. Due dimensioni operative della stessa Comunione. Il Concistoro, chiamato ad essere memoria viva della comunione collegiale che il Maestro ha consegnato ai suoi primi discepoli come stile relazionale di governare, e che ha affidato alla responsabilità, al primato, alla fede di Pietro, segno e custode dell’unità di tutta la Chiesa.
Insieme alle Assemblee sinodali, anch’esse memoria viva di quella comunione fraterna e teologale che invera ogni Chiesa locale e la rende partecipe sacramentalmente del dono della salvezza, chiamate ora ad attuare un’azione di discernimento e di testimonianza. Tutti, perciò, eredi ed interpreti fedeli della ecclesiologia del Vaticano II, quella ecclesiologia del popolo di Dio e di comunione che necessita della hierarchica communio come sua struttura e come sua forza.
Oggi il Concistoro accade dentro quel processo sinodale che attraversa tutta la Chiesa, una Chiesa in stato di Sinodo. La nostra collegialità così come la sinodalità sono il luogo ospitale capace di accogliere ogni volta la Sua presenza nello Spirito.
La sinodalità senza il ministero dei Pastori rischierebbe di perdere il proprio radicamento ecclesiale. La collegialità senza l’ascolto del Popolo di Dio rischierebbe di non beneficiare pienamente della ricchezza dei doni che lo Spirito distribuisce nella Chiesa. La Chiesa è per sua natura sinodale e per sua natura gerarchica.
5. La nostra fiducia è che lo Spirito Santo continui a guidare la Chiesa
Fratelli Cardinali, in questo contesto di fraternità e collegialità, alla presenza di Pietro, desidero rivolgermi direttamente a voi. Il cammino che abbiamo descritto non riguarda soltanto la Segreteria Generale del Sinodo, le équipe sinodali o coloro che sono coinvolti più direttamente nell’organizzazione del processo. Esso interpella tutta la Chiesa e, in modo particolare, il ministero che ciascuno di noi esercita.
Molti di voi guidano Chiese locali chiamate a vivere questa fase attuativa. Altri collaborano al servizio della Chiesa universale attraverso i Dicasteri della Curia Romana. Tutti condividiamo la responsabilità di custodire la comunione ecclesiale e di sostenere la missione della Chiesa. Per questo il contributo del Collegio Cardinalizio sarà particolarmente importante nei prossimi anni.
Il cammino sinodale necessita del nostro sostegno, del nostro discernimento, della nostra vicinanza e guida alle Chiese. Si tratta di incoraggiare i processi di recezione, aiutare a superare incomprensioni e timori, favorire un clima di fiducia e di comunione. La fase attuativa ha bisogno di una sapienza condivisa.
La prospettiva ultima rimane infatti sempre la missione. La sinodalità non è fine a sé stessa. Essa esiste perché la Chiesa possa annunciare meglio il Vangelo e servire meglio gli uomini e le donne del nostro tempo.
Viviamo in un mondo attraversato da profonde trasformazioni. Guerre e violenze continuano a ferire interi popoli. Le disuguaglianze sociali aumentano. Le migrazioni ridisegnano il volto delle nostre società. Le nuove tecnologie modificano il modo di comunicare, di conoscere e persino di comprendere se stessi. Molti cercano senso, speranza e relazioni autentiche. Molti attendono dalla Chiesa una testimonianza credibile del Vangelo.
Di fronte a queste sfide, la sinodalità appare sempre più come una risorsa missionaria. Essa aiuta la Chiesa ad ascoltare con maggiore attenzione le domande dell’umanità, a riconoscere i segni dei tempi, a valorizzare i doni di tutti e a discernere insieme i passi da compiere. Nuova tappa della recezione del Concilio Vaticano II e del rinnovamento missionario della Chiesa nella concretezza della vita ecclesiale.
È questa la responsabilità che il Santo Padre Leone XIV ci incoraggia ad assumere insieme: non custodire semplicemente un’eredità ricevuta, ma farla fruttificare nella vita delle Chiese e nella missione affidata alla Chiesa nel nostro tempo.
Una suggestione finale: in un momento globale che disegna il dramma mondiale di una geopolitica abituata, quasi rassegnata, alla guerra e alla prepotenza economica, Ecclesia in Synodo perficienda diventa per la storia della famiglia umana segno dei tempi di uno stile e di una postura di governo e di partecipazione secondo la virtù evangelica della mitezza. Come afferma Papa Leone in Magnifica humanitas, nell’impegno della società a ricostruire la Nuova Gerusalemme, «i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo» (10).
La beatitudine della mitezza è la ragione d’anima del cammino sinodale.