Presentazione della Costituzione Apostolica Episcopalis communio. Intervento di Mons. Fabene

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Presentazione della Costituzione Apostolica Episcopalis communio di Papa Francesco

Intervento di Mons. Fabio Fabene, Sotto Segretario

 

Facendo eco a quanto illustrato dal card. Baldisseri sulla sezione dottrinale della Costituzione Apostolica Episcopalis communio, desidero ora offrire alcune linee di lettura della sezione disciplinare del documento, in cui le istanze teologiche acquistano per così dire concretezza giuridica.

Ancor prima, però, un aspetto importante da chiarire riguarda la stessa qualifica magisteriale del nuovo documento pontificio: una Costituzione Apostolica, mentre l’Apostolica sollicitudo era una Lettera Apostolica motu proprio data.

La scelta di Papa Francesco si spiega anzitutto con la volontà, espressa fin dall’inizio del suo pontificato, di valorizzare maggiormente il Sinodo dei Vescovi a cinquant’anni dalla sua istituzione. L’Episcopalis communio, pur confermando la struttura essenziale stabilita da Paolo VI nel 1965, introduce in essa modifiche di così ampio respiro da configurare in un certo senso una “rifondazione” del Sinodo. Non si tratta di cambiamenti meramente procedurali, perché a trasformarsi è l’idea stessa del Sinodo. In effetti, come ha già spiegato il Card. Baldisseri nel suo intervento, quest’ultimo, pur senza cessare di essere un coetus Episcoporum che presta aiuto al Romano Pontefice, diventa un’espressione della costitutiva dimensione sinodale della Chiesa, in cui tutto il Popolo di Dio, nella diversità dei suoi membri, viene coinvolto.

Quanto detto ci permette di comprendere meglio anche i contenuti della sezione disciplinare, che si articola in cinque titoli, per un totale di 27 articoli: Assemblee del Sinodo, Fase preparatoria dell’Assemblea del Sinodo, Fase celebrativa dell’Assemblea del Sinodo, Fase attuativa dell’Assemblea del Sinodo, Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

Una simile struttura è già da sola rivelativa di una novità fondamentale della Costituzione: l’incorporazione stabile della fase preparatoria e di quella attuativa nel cammino sinodale. In questo modo si recepiscono nella normativa le novità già introdotte de facto nel cammino sinodale sulla famiglia del biennio 2014-2015. In quella circostanza, la volontà di Papa Francesco di convocare sul medesimo tema due Assemblee consecutive tra loro collegate, precedute da un Concistoro nel febbraio 2014 e seguite dalla pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Post-Sinodale Amoris Laetitia nel 2016, aveva contribuito a trasformare il Sinodo da “evento” a “processo”.

Fondamentale è, in questo processo, la fase preparatoria, deputata alla consultazione del Popolo di Dio sul tema del Sinodo. Così facendo, tutta la Chiesa viene realmente chiamata in causa all’interno del cammino sinodale. E, anzi, la stessa fase celebrativa dell’Assemblea diventa in tal modo il punto di convergenza di un ascolto a tutto campo del Popolo di Dio.

La prima fase interessa direttamente le Chiese locali, soprattutto attraverso gli organismi di partecipazione previsti dal diritto (il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale diocesano), contribuendo a superare l’impressione che il Sinodo sia un evento lontano dalla vita concreta delle Comunità. Anche in questo modo si promuove quella «salutare “decentralizzazione”» auspicata da Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium (n. 16), e si valorizza il sensus fidei del Popolo di Dio, su cui il Santo Padre ci richiama costantemente (cfr. ibid., nn. 119-120). Grande importanza, a questo riguardo, è attribuita all’opera di mediazione e di promozione dei Sinodi dei Vescovi e degli altri Organismi episcopali delle Chiese orientali cattoliche e delle Conferenze Episcopali, senza dimenticare che la consultazione interpella anche gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, le Associazioni dei fedeli riconosciute dalla Santa Sede (altra novità di rilievo) e i Dicasteri della Curia Romana.

In questa fase sarà anche possibile convocare una Riunione pre-sinodale (art. 8), sul modello di quella celebrata nello scorso mese di marzo. Essa rappresenta un modo complementare per mettersi in ascolto diretto del Popolo di Dio, coinvolgendo quanti, al suo interno, sono direttamente interessati dalla convocazione sinodale e possono dunque offrirvi un apporto rilevante.

Non meno importante è la fase attuativa, che intende favorire l’accoglienza delle conclusioni sinodali, recepite dal Papa, all’interno della Chiese particolari, in un processo di collaborazione tra il Dicastero della Curia Romana competente sul tema e la Segreteria del Sinodo. Il Sinodo, infatti, non è fine a se stesso, ma intende sprigionare energie, mobilitare le Comunità, attivare o riattivare cammini.

Quanto alla fase celebrativa, che resta certamente il momento centrale e culminante del cammino sinodale, la Costituzione Apostolica introduce la possibilità che le Assemblee del Sinodo, a giudizio del Romano Pontefice, possano essere celebrate in più periodi tra loro distinti.

Il fatto che un’Assemblea si svolga in più periodi permette di utilizzare il tempo intermedio tra un periodo e l’altro per quegli approfondimenti che aiutino la maturazione della riflessione sul tema. In questo modo diventa potenzialmente più facile pervenire all’elaborazione di documenti meditati, in grado di affrontare con la necessaria ampiezza temi anche complessi e di incontrare un consenso quanto più largo possibile tra i Padri sinodali.

Questa nuova previsione richiama l’esperienza del Concilio Vaticano II, celebrato appunto in più periodi distinti tra il 1962 e il 1965, nel quale le tre intersessioni hanno avuto una funzione essenziale per l’elaborazione dei documenti conciliari.

Sempre rispetto alla fase celebrativa, si mantiene la suddivisione del lavoro dei Padri sinodali tra Congregazioni Generali e Circoli Minori. Si conferma l’introduzione – voluta già da Benedetto XVI – di alcuni tempi di dibattito libero tra i Padri, evitando che la riflessione avvenga esclusivamente per mezzo di interventi letti preparati in anticipo.

Dopo aver confermato all’art. 17 l’esistenza di una Commissione di Padri Sinodali per l’elaborazione del Documento finale, già introdotta nella XIV Assemblea Generale Ordinaria, l’art. 18 contiene alcune significative novità riguardanti il Documento finale. Dopo che esso sarà stato approvato dall’Assemblea e offerto al Papa, questi potrà decidere se approvarlo (nel caso ordinario di un’Assemblea di natura consultativa) o ratificarlo e promulgarlo (nel caso straordinario di un’Assemblea di natura deliberativa). In entrambi i casi, il Documento finale parteciperà del Magistero Ordinario del Successore di Pietro, acquistando dunque una specifica autorità magisteriale.

È significativo il fatto che, in caso di Sinodo con potestà deliberativa, il Documento ratificato dal Papa verrà pubblicato con la firma di tutti i Padri sinodali, altra analogia con il Concilio ecumenico.

L’ultimo titolo della Costituzione Apostolica riguarda la Segreteria Generale del Sinodo, che è un organismo episcopale al servizio del Sinodo stesso e, per suo tramite, del Romano Pontefice. È composto dal Segretario Generale, dal Sotto-Segretario e da alcuni Consigli di Vescovi: si tratta anzitutto del Consiglio Ordinario, che ha competenza sull’Assemblea Generale Ordinaria e nelle altre questioni che il Papa vorrà sottoporgli, ma anche dei Consigli per la preparazione e l’attuazione dell’Assemblea Generale Straordinaria e dell’Assemblea Speciale, che entrano così anch’essi nella normativa.

Secondo l’art. 26, a questa Costituzione Apostolica seguiranno «un’Istruzione sulla celebrazione delle Assemblee sinodali e sull’attività della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e, in occasione di ogni Assemblea del Sinodo, un Regolamento sullo svolgimento della medesima». Data l’imminenza della XV Assemblea Generale Ordinaria, entrambi questi documenti applicativi della Costituzione Apostolica Episcopalis communio saranno resi disponibili in breve tempo.

Proprio il Sinodo di ottobre, dedicato ai giovani, rappresenterà quindi la prima applicazione della rinnovata normativa sinodale, che è animata dal desiderio di “ringiovanire” il Sinodo per poterlo “sintonizzare” sui bisogni e le attese del popolo di Dio in questa particolare ora della storia della Chiesa.

 

Sala Stampa Vaticana, 18 settembre 2018